Si rincorrono le nuvole.
La natura ha già preparato il suo albero di Natale,
cachi rossi appesi lungo i rami spogli ,
uno, due molti.
Foglie gialle e spente.
Strano anno, strano tempo,
strano Natale.
by Maria
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Si rincorrono le nuvole.
La natura ha già preparato il suo albero di Natale,
cachi rossi appesi lungo i rami spogli ,
uno, due molti.
Foglie gialle e spente.
Strano anno, strano tempo,
strano Natale.
by Maria
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Un muro decrepito di un palazzo antico.
Preso a cazzotti del terremoto dell ’80,
Fermo su se stesso, non si arrende, si tiene in piedi in attesa di qualcuno che lo curi.
Il portone signorile, un crocifisso che ha solo i piedi,
le porte dei magazzini tenute su da catenacci.
Le finestre sono divelte dal tempo e dalle intemperie.
Attaccata alle pareti la scritta mezza spenta ”buone feste”.
Deboli lampadine ricordano l’arrivo del Natale.
Terribile, ma veritiera.
Concreta.
by Maria
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Tutto ha preso inizio con l’invito del parrocco “Don Gerardo” a frequentare la novena dell’Immacolata.
Messa alle 6.00 del mattino.
Il pensiero c’era da anni, ma non c’ero mai riuscita figurarsi io….che mi sveglio a quell’ora e poi.
E poi la sveglia suona e mi alzo,
riassaporo l’aria calda, assurdo dirlo, del mattino.
Rincontro il vecchio amico “Orione”, compagno di castagne,
lì immobile in attesa di rivedermi.
La brina del mattino, i cani che latrano e il buio che ti avvinghia.
Salire da sola, nonostante i furti di questi giorni nel paese.
Provare a fare qualcosa di nuovo, ma dal sapore antico, quello di chi prima mi ha preceduto.
Schiarirsi la voce per un verso in latino e ricomporne il significato.
Salutare le rughe e i capelli bianchi, un berretto e scendere con le mani in tasca,
respirando il cambio d’ora e di aria raffreddatasi all’improvviso.
Un cane si avvicina e alzo la testa e questo e ciò che vedo.
Ne valeva la pena, Aterrana è proprio bella.
by Maria
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Prendi un primo pomeriggio dove lasci il lavoro, compri due dolci e vai.
Cosa portare? Mostaccioli. E’ dicembre non fa freddo, ma il Natale arriva e a me stì dolci freschi a volte sembrano
tutti dello stesso colore e sapore: allora tradizione.
Prendi l’auto e vai, arrivi al mare, scendi, chiudi la portiera,
il mare sbatte sulla spiaggia, forte e vigoroso,
alzi il paccotto e non metti il giubbotto, tieni gli occhiali da sole e guardi la sfera e dici: “Dopo scendo!”
Apri il portone e fai le scale, sperando che nessuno imprechi troppo per il tuo ritardo.
Poi ti siedi a tavola, e i ragazzi si mostrano simpatici ed educati.
Parli, parli, ridi e mangi cose semplici.
Resti lì a intavolare discorsi finché non cala la notte.
Racconti, parole, situazioni e risate.
Sorrido e vado via,
anche loro mi sorridono qualcuno mi sbaciucchia pure.
Che bel sabato, che bel pomeriggio.
by Maria
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Non lo diciamo, ma ieri, per un quarto d’ora,
sono stata con mamma davanti alla stufa,
come a i vecchi tempi
a guardare la tv, a ridere, io e te!
Erano mesi che non accadeva.
E qualcuno invece morde le bucce dell’arancia
e sorride dimostrandomi che il tempo è una misura indefinita
a cui solo noi possiamo dare valore.
Passano i minuti e pure le ore
danzano tra loro e insieme ricostruiscono strade e ponti da attraversare
perchè quando cadi c’è poi il tempo per rialzarsi,
di fronte ad un pianto compare un sorriso,
ad un dolore germoglia un sè.
Basta un attimo per ricominiciare.
by Maria
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il profilo dei monti è affondato nella coltre del buio
e le stelle iniziano a spegnersi,
la notte si cede piano piano al giorno che avanza.
Il freddo si rapprende e l’aria si riscalda.
Il ciliegio è mezzo scapigliato
da un lato foglie secche distese al vento, dall’altro rami vuoti attendo l’inverno.
Il silenzio avanza alle spalle e ti avvolge come meglio vorresti
by Maria
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Provare nonostante tutto a credere.
A credere che le cose tornino, che cambino, che prendano il sapore che desideriamo.
Provare a riscoprire vecchi sentimenti assiepati nel cuore, pronti a difendersi dalle mille insidie.
Provare a definire sapori antichi quelli dei piatti in ceramica della nonna,
provare a capire dove sei inverno, perché la mattina non vuoi più accompagnarmi lungo la strada.
Provare ad esserci per tutti e per nessuno,
chiudere la bocca e spalancare i pensieri.
Le parole in fondo dicono poco se non ci si ascolta, non ci si crede non si desidera.
by Maria
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Al rumore sordido delle foglie d’autunno,
all’odore del muschio deciso che ti rincorre mentre muovi lento le gambe.
Alla notte che incalza e poi improvvisamente sparisce,
al legno bagnato che assalta le narici.
Alla mia voglia di ritornare a camminare lì lungo il pendio
per poi arrivare alla vetta.
Vedere l’alba, il cielo terso, le nuvole all’orizzonte,
perdersi in mezzo ad alberi secolari, calpestare manti di foglie
e sentire l’odore del terreno.
Sapere di essere a casa.
by Maria
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Caro Romano grazie mille di avermi reso di nuovo ciò che ero:
libera di volare!
Maria
by Maria
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Cambia la prospettiva, ma l’autunno è sempre lo stesso.
Non resta che guardare e ammirare i raggi del sole.
Fuori al balcone di casa arrivano le zucche coltivate da papà,
restano lì per l’intero mese mentre la vicina chiede a mia madre dove le ha prese.
Noi invece restiamo in attesa di decidere come cucinarle per il prossimo dicembre.

Il cielo è limpido come non mai
e fuori le montagne iniziano il loro cambio di stagione,
dal giallo al rosso, in un’unica esplosione,
che dura un paio di settimane e poi arriva la fine.
Lo spettacolo è sempre lo stesso,
ma le emozioni sono diverse:
sottili, variegate, improvvise
come la mattina quando prendi l’auto per andare a lavoro e senti il freddo che punge,
l’odore dei camini accesi, la brina sul parabrezza.
Aspetti che arrivi.
Chi?
L’inverno, pronto alle porte.
(Nelle foto la zucca di papà
e il panorama che si ammira dal balcone di casa, toglie il fiato d’autunno giuro!)