Arrivare sorridenti e vedere volti spaesati.
Girare per le tele per ore e ore.
Ascoltare Spinosa che ci spiega Ribera al suo ultimo giorno a Napoli.
Camminare per lunghi minuti lungo il parco e vedere gli occhi di qualcuno guardare stupito i funghi
e sentire il freddo attaccarsi addosso.
Girare ancora per le tele, conoscere i personaggi, spiegare la storia, i fatti e gli avvenimenti di ciò che fu.
Provare a spolverare vecchi ricordi, passati, ripercorrendo l’antico amore per il bello, l’estetica,
i tratti di un pennello che parlano di un’anima.
Ricordarsi tutto e sperare di aver detto il giusto.
Scoprire che è così ascoltando Spinosa, storico dell’arte dalla voce e dal cuore appassionato,
che decanta Ribera come fosse il suo più caro amico,
porta in giro per una piccola sala i suoi discenti mentre spiega e racconta,
incastrando alla perfezione storia, cultura e arte del 600′ napoletano.
Restiamo seduti a guardare le tele, a parlare, di carboni, di frecce, di coltelli.
Guardo il volto crucciato di S. Domenico
mi fermo, è lui, sono sicura il mio più nitido ricordo di questa mostra,
il suo pensiero è come il mio,
in attesa che tutto accada.