Archivi per la categoria ‘tradizioni’

Foto

giovedì, 4 marzo 2010

Stasera sono stata nell’unico museo del Meridione dedicato alle foto restaurate a Nocera Inferiore.
Per lavoro finisco nei posti più disparati, ma questa è la prima volta che mi capita di finire in un luogo della memoria. Cartoline natalizie ingiallite, foto che raccontano percorsi di vita che si legano imprescindibilmente alla storia dell’agro -nocerino sarnese.

Un cartello appeso al muro elenca 40 aziende conserviere e alimentari che hanno ceduto il passo e hanno chiuso, lasciando all’oblio: impreditoria, cultura, usi alla steppa della desertificazione produttiva.

Un vecchio Socrate  seduta tra i partecipanti, ci saluta con una riflessione: “Un popolo resta soggiogato fino a quando gli si toglie  la memoria.”
Ecco il motivo per cui i giovani non riconoscono più i beni culturali di una paese e li distruggono, perchè non li riconoscono come propri. Aggiungo  a questa riflessione, anche i beni comuni: nulla più ci appartiene perchè nulla è più nostro.
A questa analisi della memoria, udite udite che proviene dall’antica Grecia , il primo a parlarne  è Parmenide,  non posso che inchinarmi.

Stiamo indietro molto indietro.

Grazie prof. per la lezione!

Musica

lunedì, 1 marzo 2010

I lettori attendono… a volte anche io.
Aspetto e rifletto sui temi da trattare sul blog.
Voglio scrivere di Sanremo.

Per la prima volta ho visto una finale per intero e non mi sono annoiata come mi capitava negli anni scorsi. Brava la Clerici, bravo il maestro.La prima volta che l’ho visto, ho pensato: “Ma è il fratello di Morgan?”
Bravi i cantanti.
E qua da polemica che sono, come dice il “Giaquinto”, mi vien da esprimere la mia opinione.
Finalmente volti nuovi, emozioni, interpetrazione diverse e poi tutti bravi.
Uao!!!
Ma subito dopo polemiche, la musica italiana è finita, se si dà spazio ai giovani questo festival chissà dove si finirà… sicuramente meglio di dove stiamo. Credo che molte canzoni le canteremo anche d’estate.

Ma per una volta fateci respirare, fateci divertire, fatemi ascoltare la Malika brava già con le foglie, Cristicchi e Moro  con canzoni dedicate a questi anni che ci attraversano e di cui non riusciamo a liberarci, incatenati al precariato, ai sederi televisivi, alla disinformazione.
A Noemi che ti spacca  il cuore, alla Zilli interpetre finissima, Arisa divertente ed autoironica come sempre.

Ultima la canzone di Povia
“Ora posso amare,
ora posso correre e giocare,
volo sopra le parole
sopra tutte le persone…”

A te penso quando  ascolto questo brano.

Scusate i personalismi.

Brodo

martedì, 20 ottobre 2009

Ok freddo, brodo, starete pensando: “Maria sta andando in letargo?”
Vi piacerebbe….

Ore 18.20 finalmente arriva il bus da Salerno verso l’Università circa 10 minuti di ritardo, ma ce la possiamo fare, a casa mi aspetta la mia metà. Il bus è pieno, e poi dicono che viaggio in orari che non sono di punta!

Ultimo posto a sedere, in fondo, mi fiondo, io con tutte le mie borse e borsette, ho le mani piene.
Mi siedo, ho voglia solo di staccare, giornata piena, voglio scomparire!

Accanto a me tre giovani studenti universitari, che parlano, parlano, parlano l’università, i prof, i corsi, gli amici, la palestra, le vacanze natalizie, sobh… siamo ancora ad ottobre.
Ad un certo punto, una delle ragazze, con un’accento tipico del nord Italia, racconta come i suoi amici, del Nord, siano particolarmente legati alle loro origini, e non le fanno mancare nelle loro e-mail, che le inviano, commenti su come si sta al Sud, ovvero in Nord Africa, ovvero in Africa con i terroni.

Loro che vivono nei pressi delle Alpi si chiedono come si faccia a vivere qui. Lei commenta, che al sud Italia è tutto più bello, persino le parolacce hanno qualcosa di diverso, di divertente e giù con tutto il frasario volgare tipico del posto cercando di imitare l’accento locale tra risatine, sberleffi e tono di voce alto…. Al nord al massimo si dice: “Va fà in brodo!”

E mentre nel nostro Paese si discute del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che cadrà nel 2011, nel bus di ritorno, un tipico esempio di razzismo nostrano.

 

La notte di S.Giovanni

martedì, 23 giugno 2009

Chi non conosce questa storia??

A Montoro, dove abito, è abbastanza conosciuta e di solito non mi stanco mai di raccontarla, mi piace troppo!

Sarà il mistero che alleggia su questa storia, la sorpresa del mattino appena sveglia, il fatto che sia una semplice tradizione, che a volte è meglio tramandare, così non si dimentica mai chi si è stati in un tempo non troppo lontano.

La tradizione vuole che la notte precedente a quella del 24, si metta l’albume di un uovo all’interno di un bicchiere e lì resti per l’intera notte, al mattino sulla superfice dell’uovo compare un’immagine, un oggetto, una sorta di simbolo che rappresenta ciò che accadrà  nel prossimo futuro.

Spesso mi hanno raccontato, che  di solito “si vedeva” l’immagine di una nave, una macchina, un aereo, un treno  … forse questi mezzi avevano un loro significato soprattutto nel periodo dell’immigrazione, non credo che una nave fosse un mezzo di locomozione comune all’epoca.

Comunque, se qualcuno ha messo il bianco d’uovo fuori alla finestra mi piacerebbe sapere che cosa è apparso nel bicchiere.
Di solito tutto inizia e finisce all’atto dell’identificazione del disegno, un pò come si scartano i regali a Natale oppure quando si chiede: “Hai messo  l’uovo fuori la finestra?” “Che ti è uscito??”

Poi tutto svanisce, come la notte appena passata, e ci si immerge nel tran tran quotidiano.