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cosmetic girl

giovedì, 29 luglio 2010

Bazzica un video su facebook,  la storia dei cosmetici.

L’ho visto con il solito sguardo curioso pensando che fosse, la storia dei cosmetici da Nefertari ad oggi, ed invece che ti trovo, un’americana che spiega che alcuni prodotti di bellezza e cura del corpo, non sono del tutto perfetti, ma anche loro hanno sotto, sotto aspetti non proprio piacevoli, sostanze non proprio amiche.

Mi metto su internet e mi trasformo in consumatrice critica e zac…. ho trovato un biodizionario che mi aiuta a capire la qualità e la sicurezza dei prodotti che utilizzo.

Per ora ho fatto fuori una crema lisciante per capelli.

Ovvio che nella chiacchiera di ufficio, mi hanno dato dell’estremista… è da un pò di tempo che si parla di trucchi, dei pro e dei contro con alcune colleghe…

Intanto consiglio a tutti di dare un’occhiata  al  biodizionario.it

Richiami

domenica, 24 gennaio 2010

Inizio con un pò di richiami. Mi richiamano in parecchi perchè non sempre aggiorno il blog, diciamo, con una certa costanza.
Cosa dire, grazie perchè rendete importante questo spazio.

È un pò di tempo che leggo  il testo la “Decrescita Felice” di Serge Latouche.
Ho scoperto questo autore grazie al mio lavoro, a qualche associazione del Vallo di Diano che ha iniziato a parlare di decrescita felice. Il termine è strano  per noi che viviamo in una società dove le parole: sviluppo, crescità, Pil  vanno  a tutta birra.
Latouche propone nel suo testo una visione della relatà economica diversa da quella attuale, dove potremmo imparare a vivere scalando un pò le marce della nostra auto che di solito corre corre senza mai fermarsi. Di Lautoche mi piacciono in particolare due riflessioni:
La prima, che nello sviluppo economico di una paese il Pil non dovrebbe essere fatto solo di beni materiali ma anche relazionali, come un sorriso di una persona, le giornate passate con le persone amate, andare al cinema, vedersi con gli amici, stupirsi di fronte alla bellezza di un quadro.
La seconda riguarda l’inquinamento pubblicitario ovvero tutto quello che ci spinge, a volte senza nemmeno accorgersene, a comprare o meglio a registrare dei bisogni latenti, che stanno lì sul pelo dell’acqua, ma che tracimano ogni volta che si paventano davanti ai nostri occhi e ci spingono ad “accattare”.
A Lautoche dò il merito  di farmi guardare con senso critico i cinque cartelloni pubblicitari , 6×3, che fanno bella mostra all’uscità del raccordo autostradale per Montoro e che mi accompagnano davanti casa mia. Uno all’uscita, uno cinque metri più sopra, un altro ancora ,  uno dall’altra parte della strada e  uno sopra un ponte. Tutto in meno di un chilometro

Un sordido attacco ai miei occhi, da un anno a questa parte, e mi chiedo perchè ?
Perchè sono costretta ad attraversare una strada e guardare cinque cartelloni pubblicitari che hanno sempre qualcosa da vedermi? All’entrata di un paese dovrebbe esserci altro credo, soprattutto quando cento metri più sopra c’è un cartello che indica l’entrata di un parco.
Non sarebbe meglio qualche indicazione di come entrarci in questo parco?  E di raccontarci cosa c’è di bello da vedere?
Si parla tanto di questo parco, di turismo di sviluppo sostenibile….

Non mi resta che leggere Latouche mi mancano una cinquatina di pagine, chissà forse risponde lui.

Qualcosa si muove

giovedì, 3 dicembre 2009

Racconto una storia che inizia un pò di tempo fà, una realtà che accomuna molti ragazzi del paese in cui abito.
L’autostop.

Una sorta di rito iniziatico dei primi anni di adolescenza, con gli zaini carichi di testi, la pioggia battente, gli ombrelli distorti dal vento,l’abitudine di ragazzi e ragazze di Montoro Superiore  a ritornare a casa con l’autostop.
Chi di Montoro non ricorda le fermate per il passaggio.

Appuntamento dietro i bus blu, oppure vicino alle giostrine vuote dei bimbi, partenza di fronte al supermercato, tappa intermedia davanti all’autostrada, con tanto di cartello di divieto, arrivo all’uscita dell’autostrada per i meno fortunati. Quanche volta anche con la neve.

Un percoso particolarmente avventuroso a tratti irrensponsabile di nugoli di ragazzini che si inventavano quasiasi cosa per tornare  prima  da scuola e non aspettare per due ore il bus durante l’autunno ventoso, l’inverno freddo, i primi passi di un’incerta primavera, piovosa e umida come  Avellino,  al tepore di maggio per tornare, sempre,  a casa prima.

Qualche volta mi è capitato di tornare a casa dall’università con l’autostop, quando nessuno poteva venirmi a prendere da Solofra verso casa, devo dirlo sono stata sempre fortunata tanti montoresi si sono fermati e qualche volta è capito anche a me  di portare qualcuno a casa, un pò per riconoscenza un pò perchè li capisco.

Quando mancano i trasporti è un casino.

I trasporti già, quelli che nella mia cittadina sono come dire carenti.

Qualche linea per Salerno, qualcuna per Avellino, qualcuna per Solofra, qualcuna per Mercato S. Severino.

Argomento politico, elettorale, di zona bar come delle pensiline, dove, gli impavidi, in questo caso gli utenti, solo così posso chiamarli, provano ad utilizzare i trasporti pubblici  a Montoro.

Io non lo faccio più da quando ho l’auto, ma per chi in questo paese vuole utilizzare un mezzo pubblico per spostarsi è la fine, o meglio ci si riesce con molta difficoltà.
Qualche esempio: Fisciano- Montoro 45 minuti con la linea interna,  tempo medio con l’auto 7/8 minuti, Montoro -Salerno 50 minuti anche questa per metà interno, tempo medio con l’auto circa 18 minuti.
Per Avellino, qualche linea con l’autostrada e l’altra interna e qui ci muoviamo tra i 30 e i 50 minuti.
Per S. Severino i tempi si accorciano è vero 40 minuti, ma le linee sono poche.

Per un periodo, quando andavo all’università c’erà il bus per Fisciano via autostrada, per un momento ho pensato che i miei problemi di trasporto fossero finiti, mi sbagliavo ci penso un tir a sbattere nel cavalcavia, che per un tempo non permise  più ai mezzi pesanti di utilizzarlo.

Risultato: cavalcavia rotto, linea scoparsa.

Negli ultimi anni quando ho finito l’università mi è stato detto che la linea era stata realizzata, ma gli studenti erano pochi.
Ora mi dico, se quando si inzia  a studiare si incontra questo tipo di problema ognuno  cerca di risolverlo nel proprio orto: con l’auto propria, con gli autisti personali, con l’autostop, come dire il passato insegna…

Per poi vedere, qualche volta,  nei periodi fertili vedere ritornare questo problema negli argomenti pubblici  locali con le prese in carico del problema, con le interviste, con i cercheremo, vedremo e qualcosa si muove, come il respiro agonizzante di animale lento e greve, finchè il tema non sparisce, finchè qualcuno lo trovi ancora a fare l’autostop e il passato come sempre …ritorna.

Si vive bene, si vive meglio!

giovedì, 17 settembre 2009

Ieri sera sono stata alla presentazione dei servizi sociali erogati dal Consorzio dei Servizi sociali A/6 di cui  il mio comune fa parte.

Tema della serata: adozione sociale, convinta io, che si parlasse di affido familiare, sono andata a farmi un giro. L’affido riguarda un tipo di sostegno a minori allontanati dai propri nuclei familiari, un periodo di allontanamento che  permette al minore di vivere la propria esistenza presso un’altra famiglia, per tempi definiti.
Il tema è molto interessante e quando posso cerco di approfondire.

All’arrivo nella sala comunale ho avuto l’impressione di prendere parte al consiglio comunale, vista l’eseguità delle persone, tutte sedute intorno al tavolo consiliare.
Mi aspettavo un incontro con più gente, invece esponenti istituzionali locali, tecnici del Consorzio e una decida di persone tutte donne. Perchè il sociale volente o nolente è prerogativa delle donne.

Il direttore, ha presentato tutti i servizi che il Consorzio eroga sul territorio provinciale, mettendo in evidenza alcuni dati:
Montoro è il comune con il più alto  numero di giovani abitanti tra le realtà comunali che fanno parte del Consorzio,
Montoro è il comune dove nascono più bambini,
Montoro è uno dei comuni dove c’è una buona presenza di migranti.

Penso; Montoro è un paese in crescita in termini  di abitanti, che si trasforma a seconda degli ultimi mutamenti sociali con l’arrivo di nuove persone che decidono di risiedervi.

Saremo in grado di reggere a tale tipo di trasformazione in termini sociali?

Il Consorzio fà la sua parte, come ha illustrato il direttore, con tutta una serie di servizi messi in campo come: i nidi, le ludoteche estive, le educative domiciliari e percorsi di accompagnamento alla genitorialità; oltre ad altri tipi di servizi rivolti ad: anziani, disabili, famiglie, minori e alle dipendenze.

Una visione del sociale che abbandona il campo dell’assistenzialismo, degli aiuti economici  tampone per le famiglie disagiate, per servizi sociali rivolti a tutti i cittadini che migliorano la qualità della vita della collettività tutta.

Come ha detto il direttore: “Si vive bene si vive meglio! ”
Bene, io aspetto.

Germogli

lunedì, 10 agosto 2009

Cresce come un piantina, un gerrmoglio, l’oratorio della mia parrocchia.
Di solito gli edifici, crescono dalla mattina alla sera oppure per essere finiti ci vogliono tempi biblici.
Per l’oratorio, questo non accade cresce un pò alla volta come le piante di un orticello.

La settimana scorsa la posa della prima pietra, spero di non sbagliarmi, ho visto le foto su Facebook,  un salto all’indietro  e mi sono venute in mente le foto, simili, dello stesso evento, questa volta però riguardava  la scuola media Galiani. I volti impressi in quelle foto un pò ingiallite, viste non mi ricordo bene dove, hanno lo stessa entusiasmo e la stessa gioia.

Cosa dire dell’oratorio, quello che dico sempre, che è la prima opera sociale del  mio paese, il primo luogo dedicato alla socialità, allo stare insieme.
Spesso un paese si definisce con un buon livello di vita per gli assetti urbanistici, le strade, la pulizia, la sicurezza; tra questi parametri, per me, ci sono anche le relazioni sociali, che volente o nolente, costituiscono la base sociale di una comunità.

Per una società come la nostra fondata sull’individualismo, non c’è dimeglio che dell’oratorio, dove i più piccoli, e quindi il futuro della comunità vivono e crescono insieme, si confrontano, si accapigliano,(qualche volta capita), ma stanno insieme.

E’ bello vedere l’intera comunità muoversi per un unico obiettivo, bello vedere un luogo dove i giovani, i bambini potranno vedersi, condividere le proprie vite, avere un luogo, un punto di riferimento, che alle generazioni precedenti è mancato…Una società cresce anche su questo.

Un plauso a chi ha ideato, a chi ha realizzato e chi lavora a tutto questo.

La settimana scorsa, al concerto di Cremonini, i soliti noti con i carrelli alla mano vendevano bibite e panini: tutto per l’oratorio.

Oltre le mura, le suppellettili, l’oratorio avrà costruito nel frattempo un bell’esempio di umanità di obiettivi e di beni comuni.