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PaNze

martedì, 15 giugno 2010

Io non sono come la mia cervella gemella dislocata nell’agro.

No io sono più diretta di lei che parla di canotte, bermuda ed infradito per uomo.

Io parlo di panze, di quelle che incontro a Piazza Malta a Salerno, all’uscita dell’ufficio.

Ore 17.30 di un caldo pomeriggio di giugno, io ancora in pantaloni e maglia a maniche corte esco dall’ufficio correndo… e quando mai… carica di borse.
Arrivo trafelata alla fermata, mi giro e vedo una panza di quella da costume, da spiaggia, che girolanzano  di solito sul pelo dell’acqua.
Me la trovo spiaccicata in faccia, lei una quindicenne con mezzo corpo nudo, maglia sotto il seno, gonnelina mini sotto la pancia, i capelli ancora bagnati in attesa del bus.
Una scena da fare invidia ad una spiaggia.

Che dire poi dei fanciulli adolescenti in costume  intenti a comprirsi con i teli da mare nelle loro consumate flip flop.  Paonazzi in volto con i capelli tutti scombinati.

Eleganti quelli che invece sono vestiti di tutto punto in canotta, ciabatte e costume lungo, per un tocco di classe.
Almeno lì non vedi… e non immagini; perchè lo spettacolo è dall’altra parte.

Ultimo ma non meno importante  i pantaloncini di lei con la cellulite che ti fa la ola e vabbè capita …. almeno poteva evitare il cortissimo e optare per un corto.

E in ultimo lui con il braccio appoggiato al palo della luce che mette in bella vista parte del suo braccio irto.

C’è da uscire pazzi d’estate 8-)

Qualcosa si muove

giovedì, 3 dicembre 2009

Racconto una storia che inizia un pò di tempo fà, una realtà che accomuna molti ragazzi del paese in cui abito.
L’autostop.

Una sorta di rito iniziatico dei primi anni di adolescenza, con gli zaini carichi di testi, la pioggia battente, gli ombrelli distorti dal vento,l’abitudine di ragazzi e ragazze di Montoro Superiore  a ritornare a casa con l’autostop.
Chi di Montoro non ricorda le fermate per il passaggio.

Appuntamento dietro i bus blu, oppure vicino alle giostrine vuote dei bimbi, partenza di fronte al supermercato, tappa intermedia davanti all’autostrada, con tanto di cartello di divieto, arrivo all’uscita dell’autostrada per i meno fortunati. Quanche volta anche con la neve.

Un percoso particolarmente avventuroso a tratti irrensponsabile di nugoli di ragazzini che si inventavano quasiasi cosa per tornare  prima  da scuola e non aspettare per due ore il bus durante l’autunno ventoso, l’inverno freddo, i primi passi di un’incerta primavera, piovosa e umida come  Avellino,  al tepore di maggio per tornare, sempre,  a casa prima.

Qualche volta mi è capitato di tornare a casa dall’università con l’autostop, quando nessuno poteva venirmi a prendere da Solofra verso casa, devo dirlo sono stata sempre fortunata tanti montoresi si sono fermati e qualche volta è capito anche a me  di portare qualcuno a casa, un pò per riconoscenza un pò perchè li capisco.

Quando mancano i trasporti è un casino.

I trasporti già, quelli che nella mia cittadina sono come dire carenti.

Qualche linea per Salerno, qualcuna per Avellino, qualcuna per Solofra, qualcuna per Mercato S. Severino.

Argomento politico, elettorale, di zona bar come delle pensiline, dove, gli impavidi, in questo caso gli utenti, solo così posso chiamarli, provano ad utilizzare i trasporti pubblici  a Montoro.

Io non lo faccio più da quando ho l’auto, ma per chi in questo paese vuole utilizzare un mezzo pubblico per spostarsi è la fine, o meglio ci si riesce con molta difficoltà.
Qualche esempio: Fisciano- Montoro 45 minuti con la linea interna,  tempo medio con l’auto 7/8 minuti, Montoro -Salerno 50 minuti anche questa per metà interno, tempo medio con l’auto circa 18 minuti.
Per Avellino, qualche linea con l’autostrada e l’altra interna e qui ci muoviamo tra i 30 e i 50 minuti.
Per S. Severino i tempi si accorciano è vero 40 minuti, ma le linee sono poche.

Per un periodo, quando andavo all’università c’erà il bus per Fisciano via autostrada, per un momento ho pensato che i miei problemi di trasporto fossero finiti, mi sbagliavo ci penso un tir a sbattere nel cavalcavia, che per un tempo non permise  più ai mezzi pesanti di utilizzarlo.

Risultato: cavalcavia rotto, linea scoparsa.

Negli ultimi anni quando ho finito l’università mi è stato detto che la linea era stata realizzata, ma gli studenti erano pochi.
Ora mi dico, se quando si inzia  a studiare si incontra questo tipo di problema ognuno  cerca di risolverlo nel proprio orto: con l’auto propria, con gli autisti personali, con l’autostop, come dire il passato insegna…

Per poi vedere, qualche volta,  nei periodi fertili vedere ritornare questo problema negli argomenti pubblici  locali con le prese in carico del problema, con le interviste, con i cercheremo, vedremo e qualcosa si muove, come il respiro agonizzante di animale lento e greve, finchè il tema non sparisce, finchè qualcuno lo trovi ancora a fare l’autostop e il passato come sempre …ritorna.

sport

venerdì, 20 novembre 2009

Raggianti aiuole colme di spazzatura.
Sembra di stare sulle montagne Tibetane dove sventolano le bandierine colorate presenti nei luoghi sacri.
Dalle nostre parti invece si sta difondendo un nuovo spot locale, il lancio del sacchetto.
Peso dell’attrezzo sui 2/3 chilogrammi di spazzatura ben fornita, lanciata dal finestrino.

Un sport diffuso lungo tutto il raccordo autostradale alle entrate e alle uscite degli svincoli autostrali: Montoro Superiore, Inferiore, Mercato S. Severino, Baronissi, non c’è svincolo o cunetta, colma di spazzatura.
Discorso a parte per le piazzole di emergenza lì si potrebbe traquillamente giocare al vecchio giuoco della ruota e del bastone, peccato che sono solo quelle dei camion.

E vogliamo parlare dei bordi delle autostrade invasi da ogni tipo di spazzatura che a tratti passeggia lungo il manto stradale, rotoli di plastica intrecciati lungo il divisorio dell’autostrada salutano fossenatamente quando il vento spira.

Da lì la spazzatura nessuno la toglie, l’Anas ha solo pulito le aiuole ma la spazzatura sta  ancora là, ferma immobile nessuno la cancella.
Sembra di stare in un quadro di impressionisti, punti che colorano le zone di verde da qualsiasi tipo di rifuto, vedere per credere!

Brodo

martedì, 20 ottobre 2009

Ok freddo, brodo, starete pensando: “Maria sta andando in letargo?”
Vi piacerebbe….

Ore 18.20 finalmente arriva il bus da Salerno verso l’Università circa 10 minuti di ritardo, ma ce la possiamo fare, a casa mi aspetta la mia metà. Il bus è pieno, e poi dicono che viaggio in orari che non sono di punta!

Ultimo posto a sedere, in fondo, mi fiondo, io con tutte le mie borse e borsette, ho le mani piene.
Mi siedo, ho voglia solo di staccare, giornata piena, voglio scomparire!

Accanto a me tre giovani studenti universitari, che parlano, parlano, parlano l’università, i prof, i corsi, gli amici, la palestra, le vacanze natalizie, sobh… siamo ancora ad ottobre.
Ad un certo punto, una delle ragazze, con un’accento tipico del nord Italia, racconta come i suoi amici, del Nord, siano particolarmente legati alle loro origini, e non le fanno mancare nelle loro e-mail, che le inviano, commenti su come si sta al Sud, ovvero in Nord Africa, ovvero in Africa con i terroni.

Loro che vivono nei pressi delle Alpi si chiedono come si faccia a vivere qui. Lei commenta, che al sud Italia è tutto più bello, persino le parolacce hanno qualcosa di diverso, di divertente e giù con tutto il frasario volgare tipico del posto cercando di imitare l’accento locale tra risatine, sberleffi e tono di voce alto…. Al nord al massimo si dice: “Va fà in brodo!”

E mentre nel nostro Paese si discute del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che cadrà nel 2011, nel bus di ritorno, un tipico esempio di razzismo nostrano.

 

Piazza Malta

mercoledì, 23 settembre 2009

Ore 15,35 – fermata del bus a Salerno, piazza XXIV maggio (ex piazza Malta),  mi accorgo che non ci sono corse della CSTP da Salerno verso il campus di Fisciano, dove questa mattina ho parcheggiato l’auto.
E ora che si fa’?
Mi metto al telefono, devo aspettare le 16.00 ce la posso fare in fondo è solo mezz’ora.
Mi scosto dalla pensilina, un paio di secondi e arriva il bus, numero 7  Salerno-Università, mi fiondo dentro, cribbio, ma sto’ bus da dove è sbucato.
Sul fogliettino dove sono indicate gli orari  delle corse consegnatemi al terminal dell’università questa corsa non c’era, sarà un bus fantasma.
Non mi perdo d’animo, entro, seduti nelle prime fila tre controllori, li guardo e gli dico: “Scusatemi, ma questo bus da dove sbuca?“.

L’autista, non se lo fa ripetere due volte e mi dice: “Signora questa è la corsa delle 15.40 partenza dalla stazione“. I tre sorridono, anche io sorrido e gli comunico l’accaduto, sul foglio consegnato al terminal non c’è.
Doppio sorriso.
Apro la borsa e consegno la prova, prima faccie allibite, poi contrariate alla fine mi comunicano che appena arriviamo al terminal di Fisciano, parliamo con il ragazzo allo sportello.
Ore 16.15 arrivo a Fisciano, uno dei tre controllori mi accompagna al terminal, chiediamo spiegazioni.
Il ragazzo dietro il vetro, mi comunica di un errore di stampa e promette di provvedere.
A me restano diversi dubbi:

Perchè si consegnano fogli al posto di guide con gli orari?
Perchè non si ha certezza delle corse?
Ultimo perchè, ma non meno importante, come deve fare un utente per avere certezza delle corse salire e scendere tutta la giornata dai bus per essere sicuro che a una data ora il bus c’è, salvo qualche mezzo fantasma?

Binari

venerdì, 11 settembre 2009

Mi accompagnano all’andata e al ritorno dei miei viaggi quotidiani.
Durata media, 35 minuti, il tempo che impiega il trenino, Mercato S. Severino – Salerno andata e ritorno. Sprofondo nel sedile, alle otto del mattino, qualunque cosa accada, compare dalla mia borsa un libro da leggere, si inzia, si segue, si immagina, si finisce; a volte dico, si digerisce.
Capita con l’ultimo testo letto “Spingendo la notte più in là“, scritto dal noto figlio del commissario Luigi Calabresi, Mario Calabresi, attuale direttore della Stampa di Torino.
Il libro, uscito anni addietro, mi aveva colpito nella copertina, una famiglia solare e felice che parlava di terrorismo. Non nè capivo il senso, poi lo letto di colpo, tutto di un fiato.
Mi soffermo a leggere di un’Italia spaccata, dove o si è rossi o si è neri, anni settanta, anni di piombo, non ero ancora nata.
A scuola, ho studiato la storia, quella critica come diceva il mio prof, fino alla seconda guerra mondiale, il resto un cd rotto, presente a tratti, costruito con qualche libro, esami all’università e letture di vario tipo.
Di colpo questo libro, che  crea un perfetto connubio tra  vita privata e vita pubblica, storia, ragione, revisionismo italiano, politica;  un passo indietro e un passo in avanti nel tempo, un prima e un poi che racconta le fragilità del nostro paese, ma che allo stesso tempo unisce.
Una storia privata: fatti di silenzi pubblici, lacrime, dolore e voglia di ricordare, quella non dovrebbe mancare mai…

Zebre

mercoledì, 5 agosto 2009

Cosa succede in un caldo pomeriggio agostano?

Capita di dover attraversare le strisce pedonali, bianche e nere come il mantello delle zebre.

Da bambino ti insegnano ad attraversare la strada con molta prudenza perchè si rischia sempre che qualcuno ti possa investire, c’è pure il giochino: Guarda qua, guardo là, se non vien nessuno si và.

Credo che mi toccherà rifarlo visto che qualcuno ha provato ad investirmi sulle strisce pedonali nel centro cittadino di Salerno.
Una fiat punto, uomo al volante con famigliola al seguito, inchioda le ruote, mi guarda e mi dice: “E’ che c….

Non ci ho visto più, urlandogli contro: “Le strisce, le strisce, le strisce le vedi??” E lui alzando  il braccio e roteando la mano è andato via, particolarmente infastidito, alla fine mica ho attraversato una strada utilizzando il passaggio privilegiato ai pedoni, no! Stavo attraversando un’autostrada a quattro corsie,  era il minimo che mi dovesse evitare e riproverarmi “E che c…!!! Non vedi che stò passando!

mediterraneo

venerdì, 24 luglio 2009

Questa parola mi fa pensare ad un sacco di cose.
Mi viene in mente la canzone di Mango e i paesaggi  tra la Campania, la Calabria e la Sicilia.
E’ un pò Mediterraneo, quello che mi capita qualche volta di vedere, quando attraverso la litoranea per andare e tornare dal mare, da Paestum, da qualche meta lavorativa.

Non mi dilungo sul lavoro, ma sul tratto di strada che separa Salerno da Paestum, 50 chilometri di strada chiamati litoranea, attraversati ieri mattina.
Temperatura  in auto 32°, non pochi credo.
Qualcuno, non faccio nomi, suggeriva aria condizionata, ma sarà la cervicale, fida compagnia da un pò di anni, preferisco tenere i finestrini abbassati e far passare un pò d’aria anche calda, che non mi ammazza come quando entro in un negozio del centro, dove vivo escursioni termiche di 5, 6, 7 gradi.

La litoranea è un grugiolo d’identità a se stanti che si incontrano, si guardano e si incrociano per brevi istanti.

Il caldo marca a uomo, persone a piedi, in bici ed in auto.
Sul ciglio della strada, bambini e adulti, cappellino, sandali e pochissimi salvagenti, prima se ne vedevano molti di più, ora i creaturi sono tutti provetti nuotatori, devo credere.
Lungo la strada tra macchine che vanno e vengono sotto il sole cocente, (domani avrò l’abbronzatura del muratore…) sacchetti della spazzatura,  immancabili, accompagnati da altri rifiuti, c’è da fare un inventario!
Nascosta nella pineta, o sempre, sul ciglio della strada, qualche donna vestita in abiti succinti…. qualche macchina frena di botto per accostare, dietro la fila a stento frena: “è  mancato poco al botto.”

Passano le biciclette, tutte rigorosamente fuori dalla più grande pista ciclabile d’Europa.
Non credo che i ciclisti siano matti, quanche esperto del tema mi ha detto che la pista è insicura, danneggia le ruote delle bici e quindi e meglio far scorrere le ruote lungo la strada; quindi ricapitolando, la carreggiata è stata ridotta per favorire  la mobilità delle persone, con scarso successo.

Ok andiamo avanti.

Le bici, molte utilizzate da immigrati mostrano scene colorite; chi ha il cappello in testa e chi la cassetta della frutta, ci sono più modi per difendersi dalla canicola del sole; chi invece porta a casa il frutto del proprio lavoro, tenendo con una mano il manubrio della bici e con altra un melone giallo.
Le mani e la premura nel tenerlo lo fanno sembrare un uovo, la bici si dimena un pò qua un pò la, ma il melone credo sia tornato a casa. Sui lati della strada la pineta, bellissima, le cicale creano un bellissimo clima musicale … (qui esistono ancora, a casa mi sono una specie estinta), dall’altra parte qualche idrante annaffia ,  rigogliose crescono piante e ortaggi.

Oro rosso

martedì, 21 luglio 2009

Tutti i giorni la stessa strada Montoro  -Salerno.
E’ più di un anno che attraverso il raccordo autostrale Avellino  – Salerno, mattina e sera.
Qualche giorno fa, ho visto comparire il primo camion di oro rosso ovvero di pomodori, mi sono detta:  “Caspita! Già il primo camion” e dietro di lui una colonna interminabile di mezzi di locomozione di vario genere.
Quella in realtà c’è sempre, tutti i giorni, e sono numerosi i casi in cui  ti trovi a vedere un muro di camion e autoarticolati sulla corsia di marcia, e tu sulla corsia di sorpasso  a chiederti: ” Riuscirò ad uscire?? ”

Il raccordo comunque è un cantiere aperto:  nuovi svincoli, nuovi ponti e tanti e tanti sacchetti di spazzatura diversi in grandezza, cambiano  a seconda del comune dove vengono sversati: oltre a qualche ruota abbandonata, i sacchetti tempestano come i fiorellini primaverili le piazzole di emergenza.
Ci vorrebbero un autovelox anche per quelli!

Non manca l’erba  alta lungo il ciglio della strada che con questo caldo si infiamma, e dietro il fumo  che si alza ci sono i vigili del fuoco che arrivano a spegnere le fiamme… e via al rallentamento con la coda, sì, e  anche qui a chiedersi:  “Che sarà successo?”
A volte, agli svincoli l’erba è così alta che non si nota chi si immette nell’autostrada, sembra di giocare agli indiani, peccato però che non sono cavalli, ma auto quelle che usano la strada.