Aterrana 10 giugno 1988.
Dettato “Il Ciliegio”
Come è bello il ciliegio!
I suoi frutti rossi,
quasi buoni,
pendono a ciocche fra le foglie
di un bel colore verde lucente.
Gli uccellini le beccano,
poi trillano felici.
I bimbi allungano le manine
ai rami più bassi
e colgono il mazzetto,
se ne adornano le orecchie e poi le mangiano.
Come sono gustose le ciliegie!
Questo che leggete è il dettato che ho scritto in seconda elementare conservato dalla mia maestra Francesca Rocco e ritrovato dopo la sua scomparsa da sua nipote Anita Tirelli e da Eugenio Parrella suo marito.
Entrambi hanno deciso di restituirmelo come ricordo, non vi nascondo la curiosità di vedere un foglio ingiallito di vent’anni con la mia calligrafia un pò incerta, con la “g” al posto della “c” con le doppie e le “n” assenti.
Un tuffo nel passato in una classe composta da sette bimbi, due femmine e cinque maschi, un’aula coronata di piante di tutti i tipi, di cui abbiamo imparato a prenderci cura innaffiandole.
Di case vecchie, di chiese rotte, di streghe e fantasmi, di organi appesi alle pareti diroccate, di scale di ferro, di un prato verde, di margherite, di viole, di ciclamini spuntati alle prime pioggie autunnali.
Di un altarino composto da un fazzolettino bianco, una statuina e fiori raccolti per strada prima di andare a ascuola.
Di alberi spogli, di alberi fioriti,
di vento di foglie e di galli canterini.
Di uova fresche e donne col fazzoletto,
di sacchi di castagne e muli tintinnanti,
di panini e freddi gelati.
Di un pulminio giallo con la scritta “scuolabus”
con il mitico Nino nomimato “baccheton“,
di urla infuocate al suo arrivo.
Di corse, di cadute
di pioggia e di vento.
Grazie ad Anita ed Eugenio..