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Scrutini classe seconda

domenica, 5 settembre 2010

Aterrana 10 giugno 1988.

Dettato “Il Ciliegio”

Come è bello il ciliegio!
I suoi frutti rossi,
quasi buoni,
pendono a ciocche fra le foglie
di un bel colore verde lucente.
Gli uccellini le beccano,
poi trillano felici.
I bimbi allungano le manine
ai rami più bassi
e colgono il mazzetto,
se ne adornano le orecchie e poi le mangiano.
Come sono gustose le ciliegie
!

Questo che leggete è il dettato che ho scritto in seconda elementare conservato dalla mia maestra Francesca Rocco e ritrovato dopo la sua scomparsa da sua nipote Anita Tirelli e da Eugenio Parrella suo marito.

Entrambi hanno deciso di restituirmelo come ricordo, non vi nascondo la curiosità di vedere un foglio ingiallito di vent’anni con la mia calligrafia un pò incerta, con la “g” al posto della “c” con le doppie e le “n” assenti.

Un tuffo nel passato in una classe composta da sette bimbi, due femmine e cinque maschi, un’aula coronata di piante di tutti i tipi, di cui abbiamo imparato a prenderci cura innaffiandole.

Di case vecchie, di chiese rotte, di streghe e fantasmi, di organi appesi alle pareti diroccate, di scale di ferro, di un prato verde, di margherite, di viole, di ciclamini spuntati alle prime pioggie autunnali.
Di un altarino composto da un fazzolettino bianco, una statuina e fiori raccolti per strada prima di andare a ascuola.

Di alberi spogli, di alberi fioriti,
di vento di foglie  e di galli canterini.

Di uova fresche e  donne col fazzoletto,
di sacchi di castagne e muli tintinnanti,
di panini e freddi gelati.

Di un pulminio giallo con la scritta “scuolabus”
con il mitico Nino nomimato “baccheton“,
di urla infuocate al suo arrivo.

Di corse, di cadute
di pioggia  e di vento.

Grazie ad Anita ed Eugenio..

foto tessera

giovedì, 9 luglio 2009

Ritrovarsi dopo dieci anni, dopo l’esame di stato, i saluti e i baci.

Ho rivisto di nuovo i miei compagni scuola, non tutti ovviamente , una parte.
Alcuni grazie a Facebook , altri per vie traverse. La settimana scorsa una mail e ci siamo ritrovati seduti al tavolo, ieri sera,  a guardarci negli occhi, a dire il vero, anche un poco emozionati.

Quattro ore no stop, se qualcuno non avesse detto “Andiamo !”, credo che saremmo stati lì, l’intera notte a raccontarci, come un fiume in piena tutta la nostra vita, con i drammi, le gioie e i dolori che ognuno si porta con sè.

E non è mancato il momento delle carte d’identità e delle patenti: “Ragazzi attenzione tra poco scade la patente:” dice Laura, “A fammi vedere…” risponde Michela.

E fuori dai portafogli  i fogli rosa e le card con le  foto tessera dei nostri primi 18 anni.

Siamo cresciuti, forse senza nemmeno accorgercene… è stato bello rivedersi!