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Papi

giovedì, 18 marzo 2010

La Festa del Papà.
Esco di corsa con il direttore fuori dall’ufficio. Siamo in ritardo… lo sapevo!! :-)
Fa nulla ce l’ha possiamo fare.

Davanti a noi in un fulgido pomeriggio primaverile, c’è un bimbo di tre anni, che torna a casa dall’asilo con la mamma.
A quell’età non camminano, ma vengono trascinati dalle mamme,  ciondolando  avanti e indietro fino alla meta.
Il bimbo arriva al portone di casa, sventolando il braccino e inizia a dimenarsi guardando a terra.
Mi fermo anche io vedo qualcosa a terra, mi sembra un volantino invece è il suo regalo per la festa del papà!!!

Lo raccolgo, è un segna ore per l’auto, ( sì lo so non si chiama così) a forma di automobilina.
Che bella idea! Complimenti alle maestre..

Lo consegno, lui mi guarda sollevato.
Il regalo è salvato 8-)

Io mi ricordo invece che domani è la festa del papà e che sobh… non ho comprato nulla.
I regalini da bambina non li ricordo più, ma quell’automobilina mi ha spaccato il cuore, l’amore non ha limiti.
Auguri Papà..

1993

lunedì, 8 febbraio 2010

Ho cercato prima l’anno per essere sicura  di averla ascoltata nella mia prima età adolescenziale.

“Mi rubi l’anima” interpretata da Raf e Laura Pausini.

Un’estate a passare a scrutare il cielo stellato di luglio, a vedere cadere le stelle, che scompaiano in un nano secondo e stai lì a pensare: “Ma sarà caduta o no?”
Ad esprimere i primi desideri, ad ascoltare la radio e la voce di chi un pò di tempo dopo ti si sarebbe paventato davanti con un nome, un volto, un sorriso.

I versi di questa canzone hanno accompagnato la mia adolescenza e restano lì a ricordare le prime emozioni di un tempo che non c’è più.

“Scrivo sul quaderno

E’ tutto tempo perso e tu

Che sei aldilà del mare ed

Io non ho che te qui dentro l’anima

Disfo le valigie e

Chiamo le mie amiche e poi

Ho ancora da studiare ed

Io che cerco te in quelle pagine

Da domani tutto

Come sempre tornerà

La gente il traffico in città

Non voglio amare più così

Come vorrei odiarti

Farti anche del male ma

Vorrei soltanto averti qui con me

Non voglio amare più così

Io senza te che vita è”

Agostino

martedì, 2 febbraio 2010

Mi piacciono le storie dei santi.
Si è vero.
Sono mezza bigotta, mezza incuriosità della storia dei santi, che a volte la Tv più o meno promuove soprattuto di quegli uomini e di quelle donne presenti nel mio immaginario collettivo fin da bambina.
Uno di questi è Sant’Agostino presentato dalla Rai in questi ultimi giorni.
Magistrale interpretrazione a mio avviso della Guerritore, meno bravo, ma bisogna capirlo, di Preziosi  troppo impegnato a fare lo splendido.
Del film mi sono piaciute in particolare le citazioni ai passi raccontati dalla voce dello stesso attore durante il film.
Uno di questi in particolare credo sia di un’estrema bellezza ed unicità ed appartiene alle Confessioni del Santo, che a torto, o ragione , questo non lo so, veniva definto al tempo delle superiori, “buono per addormentarsi”,
forse è per questo che questo libro gira da mesi  tra il salatto e la libreria di casa mia in attesa di essere aperto…

« Tardi ti ho amato, Bellezza così antica e tanto nuova, tardi ti ho amato.
Sì, perché tu eri dentro di me ed io fuori: lì ti cercavo.
Deforme, mi gettavo sulle belle sembianze delle tue creature.
Eri con me, ma io non ero con te.
Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te.
Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità;
balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità;
diffondesti la tua fragranza, respirai ed ora anelo verso di te;
ti gustai ed ora ho fame e sete di te;
mi toccasti, e arsi dal desiderio della tua pace. »

Confessioni X , 27.36

frequenze

giovedì, 3 settembre 2009

Mi capita, mentre torno da lavoro, di ascoltare la radio in auto dopo una traversata in treno Salerno-Mercato S. Severino (durata del viaggio 45 minuti). Due  versi, per fare un salto indietro nei tempi:

Donami mille baci, poi altri cento

Vengo catapultata sul libro di letteratura latina delle magistrali, come questa sera, alla ricerca di versi legati ai ricordi dell’adolescenza,  alla bellezza di un sentimento che attraversa i secoli.

Viviamo mia Lesbia, ed amiamo,
e i mugugni dei vecchi moralisti
tutti insieme non stimiamoli un soldo.

I giorni tramontano e poi tornano;
ma noi quando cade la breve luce della vita,
dobbiamo dormire una sola interminabile notte.

Donami mille baci, poi altri cento,
poi altri mille, poi ancora altri cento,
poi di seguito mille, poi di nuovo altri cento.

Quando poi ne avremo dati miglialia,
confonderemo le somme, per non sapere,
e perchè nessun malvagio ci invidi,
sapendo che esiste un dono così grande di baci.

Catullo – Canto D’amore – carme 5