Inizio con un pò di richiami. Mi richiamano in parecchi perchè non sempre aggiorno il blog, diciamo, con una certa costanza.
Cosa dire, grazie perchè rendete importante questo spazio.
È un pò di tempo che leggo il testo la “Decrescita Felice” di Serge Latouche.
Ho scoperto questo autore grazie al mio lavoro, a qualche associazione del Vallo di Diano che ha iniziato a parlare di decrescita felice. Il termine è strano per noi che viviamo in una società dove le parole: sviluppo, crescità, Pil vanno a tutta birra.
Latouche propone nel suo testo una visione della relatà economica diversa da quella attuale, dove potremmo imparare a vivere scalando un pò le marce della nostra auto che di solito corre corre senza mai fermarsi. Di Lautoche mi piacciono in particolare due riflessioni:
La prima, che nello sviluppo economico di una paese il Pil non dovrebbe essere fatto solo di beni materiali ma anche relazionali, come un sorriso di una persona, le giornate passate con le persone amate, andare al cinema, vedersi con gli amici, stupirsi di fronte alla bellezza di un quadro.
La seconda riguarda l’inquinamento pubblicitario ovvero tutto quello che ci spinge, a volte senza nemmeno accorgersene, a comprare o meglio a registrare dei bisogni latenti, che stanno lì sul pelo dell’acqua, ma che tracimano ogni volta che si paventano davanti ai nostri occhi e ci spingono ad “accattare”.
A Lautoche dò il merito di farmi guardare con senso critico i cinque cartelloni pubblicitari , 6×3, che fanno bella mostra all’uscità del raccordo autostradale per Montoro e che mi accompagnano davanti casa mia. Uno all’uscita, uno cinque metri più sopra, un altro ancora , uno dall’altra parte della strada e uno sopra un ponte. Tutto in meno di un chilometro
Un sordido attacco ai miei occhi, da un anno a questa parte, e mi chiedo perchè ?
Perchè sono costretta ad attraversare una strada e guardare cinque cartelloni pubblicitari che hanno sempre qualcosa da vedermi? All’entrata di un paese dovrebbe esserci altro credo, soprattutto quando cento metri più sopra c’è un cartello che indica l’entrata di un parco.
Non sarebbe meglio qualche indicazione di come entrarci in questo parco? E di raccontarci cosa c’è di bello da vedere?
Si parla tanto di questo parco, di turismo di sviluppo sostenibile….
Non mi resta che leggere Latouche mi mancano una cinquatina di pagine, chissà forse risponde lui.