Questa parola mi fa pensare ad un sacco di cose.
Mi viene in mente la canzone di Mango e i paesaggi tra la Campania, la Calabria e la Sicilia.
E’ un pò Mediterraneo, quello che mi capita qualche volta di vedere, quando attraverso la litoranea per andare e tornare dal mare, da Paestum, da qualche meta lavorativa.
Non mi dilungo sul lavoro, ma sul tratto di strada che separa Salerno da Paestum, 50 chilometri di strada chiamati litoranea, attraversati ieri mattina.
Temperatura in auto 32°, non pochi credo.
Qualcuno, non faccio nomi, suggeriva aria condizionata, ma sarà la cervicale, fida compagnia da un pò di anni, preferisco tenere i finestrini abbassati e far passare un pò d’aria anche calda, che non mi ammazza come quando entro in un negozio del centro, dove vivo escursioni termiche di 5, 6, 7 gradi.
La litoranea è un grugiolo d’identità a se stanti che si incontrano, si guardano e si incrociano per brevi istanti.
Il caldo marca a uomo, persone a piedi, in bici ed in auto.
Sul ciglio della strada, bambini e adulti, cappellino, sandali e pochissimi salvagenti, prima se ne vedevano molti di più, ora i creaturi sono tutti provetti nuotatori, devo credere.
Lungo la strada tra macchine che vanno e vengono sotto il sole cocente, (domani avrò l’abbronzatura del muratore…) sacchetti della spazzatura, immancabili, accompagnati da altri rifiuti, c’è da fare un inventario!
Nascosta nella pineta, o sempre, sul ciglio della strada, qualche donna vestita in abiti succinti…. qualche macchina frena di botto per accostare, dietro la fila a stento frena: “è mancato poco al botto.”
Passano le biciclette, tutte rigorosamente fuori dalla più grande pista ciclabile d’Europa.
Non credo che i ciclisti siano matti, quanche esperto del tema mi ha detto che la pista è insicura, danneggia le ruote delle bici e quindi e meglio far scorrere le ruote lungo la strada; quindi ricapitolando, la carreggiata è stata ridotta per favorire la mobilità delle persone, con scarso successo.
Ok andiamo avanti.
Le bici, molte utilizzate da immigrati mostrano scene colorite; chi ha il cappello in testa e chi la cassetta della frutta, ci sono più modi per difendersi dalla canicola del sole; chi invece porta a casa il frutto del proprio lavoro, tenendo con una mano il manubrio della bici e con altra un melone giallo.
Le mani e la premura nel tenerlo lo fanno sembrare un uovo, la bici si dimena un pò qua un pò la, ma il melone credo sia tornato a casa. Sui lati della strada la pineta, bellissima, le cicale creano un bellissimo clima musicale … (qui esistono ancora, a casa mi sono una specie estinta), dall’altra parte qualche idrante annaffia , rigogliose crescono piante e ortaggi.