Che strano titolo per iniziare a metter sù questo blog.
Faccio un passo indietro e parlo di qualche impegno lavorativo della settimana scorsa, campagna di comunicazione contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro.
Carino il claim: “Non aver paura, apriti agli altri, apriti ai diritti”, vi risparmio gli annessi e i connessi, e mi soffermo per un attimo alle scene di vita che ho vissuto durante la raccolta firme per la sottoscrizione del manifesto.
E’ sabato pomeriggio, ma può essere anche domenica, c’è tutto l’entusiasmo a raccogliere tante firme, in fondo chi non è contrario al razzismo; invece una fila interminabile di persone ha detto no.
“No, sono contrario ” “no, sono indifferente ” “no, sono razzista”. E a chi mi diceva: “scusi ma ancora a fare raccolte firme su questo argomento? Ma non è un pò sorpassato”, dovevo rispondere necessariamente no.
Sono volata indietro di anni, alle medie, con il famoso libro, che l’insegnante faceva comprare ai genitori, sui temi dell’attualità, e giù: razzismo, xenofobia, l’Europa, l’integrazione, e mi dico che queste parole sono ancora ferme là sulla carta stampata, sui tanti temi scritti a scuola e che la parola integrazione ancora non ha sviluppato del tutto il suo significato.
Mi capita spesso mentre vado a lavoro, di ritrovare ogni mattina più immigrati intenti a chiedere l’elemosina, a volte diversi a volte gli stessi, ma sempre lì. Questa quotidianità mi spinge a pensare, che l’altro difficilmente riesci a dimenticarlo ed a anche lui chiede, un posto, un luogo, dove essere sè, indipendentemente dalla mia opinione.
Mi chiedo spesso cosa incita queste persone a mettersi su una barca ed attraversare lo stretto per arrivare su una terra straniera, oppure mettersi in un bus per arrivare da noi, per un posto che a me non sembra nemmeno bello.
Mi fermo al documentario trasmesso in tv, ad una mamma dell’est che incontra i figli cresciuti dopo parecchi anni, a una famiglia lasciata affinchè questa continui a vivere: una nonna, un marito, un figlio, una figlia, lacrime, commozione, dolore per una separazione durata anni e penso… altro che Raffaella Carrà…!